DICIAMOCELO, QUESTO è IL PIATTO PIù SOPRAVVALUTATO DI TUTT'ITALIA

La cucina italiana è un mosaico straordinario: basta fare pochissimi chilometri per ritrovarsi in un universo completamente diverso. Cambiano le ricette, gli ingredienti e perfino i nomi dei piatti. Dal tortellino si passa al cappelletto, poi all’agnolotto e poi ancora al raviolo. Al Sud si predilige l’olio, mentre al Nord - in zone come il Trentino - è il burro a fare da padrone. Tutto è locale, tutto è stagionale e tutto è a chilometro zero. In questo panorama così ricco e variegato, ogni piatto racconta un territorio, una cultura e una storia.

Eppure, c’è una preparazione tipica della tradizione che, non molto tempo fa, è finita al centro di un’accesa discussione. Secondo alcuni è il simbolo perfetto del comfort food italiano, secondo altri è un piatto sopravvalutato, triste e addirittura insalubre. Un cibo legato più alla memoria che al palato. Eppure viene ancora servito, celebrato e venerato come patrimonio intoccabile. Ma un motivo, dato che se ne è parlato così tanto, c’è: quel piatto divide davvero. Ti ci affezioni da piccolo o lo detesti per sempre. E, soprattutto, non è affatto sparito: lo trovi ancora nelle trattorie, alle sagre o nella cucina di casa. Ecco qual è e da dove nasce tutta la polemica.

Ecco il piatto più sopravvalutato e triste d’Italia

Tutto è iniziato nel 2021, quando un articolo pubblicato su Vice ha dichiarato senza mezzi termini che la polenta è il piatto più sopravvalutato e insalubre d’Italia. Apriti cielo: la polemica è esplosa sui social, nei forum e nei commenti. Tuttavia, l’articolo ripercorreva anche la storia della polenta, ricordando come questo alimento, per secoli base dell’alimentazione contadina nel Nord Italia, abbia contribuito alla diffusione della pellagra, una malattia legata alla carenza di vitamina B. La colpa? L’eccessivo consumo di mais non trattato correttamente. Nel testo si parla anche del fatto che sia un piatto identitario che molti difendono per abitudine più che per reale piacere.

Nonostante tutto, però, la polenta rimane un simbolo: piace, divide e ritorna sempre. E in effetti, al di là dell’excursus storico, resta un fatto: stiamo comunque parlando di gusto. E il gusto stesso, per definizione, è soggettivo. L’articolo ha sollevato un dibattito interessante ma non esistono davvero piatti “sopravvalutati” o “sottovalutati”. Esiste solo ciò che ci emoziona e ciò che ci riporta a casa. Insomma, ciò che ci piace e ciò che non ci piace. La polenta sarà pure un “mappazzone” per qualcuno, ma per altri è infanzia, montagna e domenica in famiglia. E nessuno può farci nulla.

2025-09-03T06:10:45Z